Kapalabhati è una tecnica di Hatha Yoga mediante la quale lo yogin ossigena il corpo e purifica i polmoni e i condotti nasali, in particolare i seni frontali. Il termine significa “lucentezza del capo” in quanto deriva dal sanscrito “kapala” che significa “cranio” e da “bhati” che significa “pulire”, riferendosi alla lucidità che dà la ossigenazione del corpo rispetto al torpore che ottenebra i sensi. Kapalabhati è praticata nelle tecniche Shatkarma (purificazione del corpo), come descritto nei testi sacri del Gheraṇḍa Saṃhitā e Hatha Yoga Pradipika, e di Prāṇāyāma (tecniche di respirazione).

E’ una tecnica potente che elimina una forte quantità di anidride carbonica e nello stesso tempo, con l’inspirazione lunga e lenta, porta un flusso fresco di ossigeno a tutto il corpo oltre ad accelerare la circolazione sanguigna, tonificare la cintura addominale, mobilizzare il diaframma e mantenere l’elasticità polmonare.

Questo esercizio non è indicato per chi soffre di malattie polmonari ed è sconsigliato ai cardiopatici.

COME FARE KAPALABHATI

Poiché Kapalabhati è legato alla respirazione, va eseguito stando seduti in padmasana; infatti i muscoli dello stomaco dovrebbero muoversi liberamente in questo processo.

  • Espirare con forza attraverso entrambe le narici ogni volta dando una contrazione verso l’interno dell’addome (come per spingere l’ombelico verso la colonna vertebrale) L’obiettivo è quello di espirazione attiva, mentre l’inalazione è passiva.
  • La testa e il tronco devono essere tenuti eretti durante la pratica. I muscoli del viso dovrebbero essere rilassati.
  • Occorre ascoltare sempre le proprie capacità poi fermarsi e permettere alla mente di rilassarsi. Senti la naturale cessazione del respiro. Questa è la sospensione automatica del respiro per pochi secondi o minuti. Durante questo periodo non vi sarà alcun impulso al respiro. Questo è conosciuto come Keboli Kumbhaka. Godetevi questo stato di profondo silenzio e attendere che ritorni il respiro normale.

La difficoltà in questa tecnica in apparenza semplice, è eliminare forzatamente l’aria inspirata in un solo soffio rapido. I muscoli dell’addome si contraggono di colpo e ci aiutano ad emettere tutta l’aria; il tronco, le spalle e la testa restano immobili e, per quanto possibile, rilassati.
Come tutti gli esercizi occorrerà “tararsi” su quante ripetizioni il nostro fisico, soprattutto all’inizio, potrà sopportare per poi aumentare il numero di ripetizioni, man mano che si prende padronanza con la pratica.


Dopo aver fatto questo tipo di respirazione inizialmente potrete sentire qualche dolore intorno ai muscoli dello stomaco o dell’addome.
Solo la pratica quotidiana ci renderà padroni di questa tecnica. Si può partire da 2 serie da 27 espulsioni rapide con un riposo di 30 secondi per arrivare fino a 1 serie da 108. Inizialmente, non si può essere in grado di fare questa pratica per più di un minuto. Tuttavia, praticando Kapalabhati tutti i giorni in concentrazione, alla fine sarete in grado di praticare 45 minuti di seguito e questa pratica quotidiana produrrà risultati molto buoni.
Non rinunciare mai alla potenza dell’espulsione a favore della velocità di esecuzione! Se si avverte un leggero capogiro, meglio fermarsi, inspirare aria e trattenerla qualche secondo.

Questa tecnica si può utilizzare ogni qualvolta ne sentiamo il bisogno, magari per togliere la sonnolenza, o semplicemente per prepararci ad una imminente attività sportiva.

Invece è sconsigliato praticarla poco prima di andare a dormire, proprio perché apportando grandi quantità di ossigeno al cervello e svegliandoci, impedirebbe poi un tranquillo riposo.

FONTI: wikipedia – yoga.it – shankara.it – yoganride.com