Namastè yogici e buon pomeriggio! oggi per la rubrica del blog “Divinità dell’india” abbiamo il possente dio Shiva, nonché compagno della dea Parvati, di cui abbiamo già parlato in questo articolo.

Bene, andiamo a conoscere insieme questa figura formidabile!

Nel pantheon delle divinità induiste, Shiva è una delle più importanti e controverse che tuttavia armonizza le contraddizioni fra ascesi e sensualità e, insieme a Brahma il creatore e Vishnu il conservatore, è considerato il terzo aspetto (distruttore) della santa trinità (trimurti) dell’induismo.

Ci sono diverse leggende che pretendono di spiegare l’esistenza di Shiva, e quella più popolare racconta che Brahma e Vishnu stessero discutendo e ciascuno pensava di essere il dio più forte, ma all’improvviso, nel mezzo della discussione, apparve una colonna ardente. I suoi rami e radici raggiunsero le estremità più lontane della terra e dei cieli. Brahma si trasformò in un’oca e volò fino all’estremità superiore del pilastro, ma non riuscì a trovarlo. Vishnu si trasformò in un cinghiale e scavò un tunnel attraverso la terra per trovare le radici del pilastro. Nessuno delle due ricerche ebbe esito, ritornarono da dove erano partiti appena in tempo per vedere Shiva comparire all’interno del pilastro. Immediatamente capirono che Shiva aveva un grande potere e che con loro era un sovrano dell’universo

ORIGINI

Le origini di Shiva sono probabilmente molto remote, sembra già presente nella civiltà dell’Indo. Il termine Shiva compare nel Rigveda come appellativo propiziatorio di Rudra il dio delle tempeste, perché pur essendo distruttivo, era anche il dispensatore della pioggia e assicurava così la crescita dei raccolti e la prosperità della comunità. In seguito l’appellativo venne a formare il nome Rudra-Shiva, acquistando un’identità propria il II secolo a.C.. Da allora in poi, Shiva fu adorato come divinità a sé.

Nello specifico la figura di Siva come una delle principali divinità indù, Dio poliedrico, possessore di una elaborata mitologia , prende corpo e si afferma con i Purāṇa, quei testi religioso-filosofici che espongono cosmologia e filosofia indù attraverso le narrazioni delle storie, testi trascritti all’incirca fra il III e il XII secolo.

Questo Siva è il risultato di una progressione lenta ma ininterrotta, un’evoluzione in cui le caratteristiche del dio hanno finito per inglobare quelle di molti altri dèi, come Agni, Dio del fuoco, o Indra, Re del pantheon vedico, ma anche un vasto numero di divinità minori e locali connesse con il sesso, la morte e la fertilità. La funzione distruttrice di Rudra si erge ora a dimensioni cosmiche: Siva non è più il collerico Rudra che nei Veda era implorato affinché non uccidesse uomini e bestiame: è il Grande Dio (Mahādeva) che distrugge l’intero universo, è Colui che salva il mondo ingoiando il veleno negli albori del tempo (Nīlakaṇtha), è Colui che domina i cinque elementi (Panchānana).

La figura di Siva, nel corso del tempo come anche all’interno delle stesse tradizioni religiose, ha assunto valori e sembianze diverse, incarnando aspetti e significati che a volte appaiono contraddittori: Shiva significa “benevolo, gentile” e molte sono le sue forme, lo vediamo in un pacifico ambito familiare con la consorte Parvati e il figlio Skanda; come danzatore cosmico Natarja; come asceta nudo e solitario, come mendicante; come yogi; come unione androgina con la sua consorte in un unico corpo, mezzo femminile e mezzo maschile (Ardhanarishvara). Viene spesso identificato con la Divinità vedica Rudra: il Terribile. Egli è anche Hara, “Colui che ottiene”, cioè il tempo, o Bharava, “lo Spavento”, dai sessantaquattro aspetti. Ma è anche benevolo e gentile nelle sue manifestazioni. Egli distrugge come fuoco che tutto divora, egli provoca la morte dissolvendo periodicamente il cosmo così da consentire la rigenerazione della materia cosmica e prepararla ad una nuova alba dell’essere; all’apparenza terribile, Shiva rivela il suo aspetto benefico e misericordioso nella contemporanea distruzione dell’avidya, l’ignoranza in cui tutti gli esseri sono immersi e a causa della quale saranno sospinti verso un nuovo ciclo di nascita e morte.

RAFFIGURAZIONI E SIMBOLOGIA

Il veicolo di Shiva nel mondo, il suo vahana, è il toro Nandi. Una scultura o raffigurazione del toro Nandi si trova di fronte al santuario principale di molti templi dedicati a Shiva.

Shiva è solitamente raffigurato nella pittura e nella scultura come un bianco vibhuti (dalle ceneri di cadaveri che vengono spalmati sul suo corpo) con un collo blu (dal tenersi in gola il veleno che emerse allo sbattere dell’oceano cosmico, che minacciava di distruggere il mondo), i suoi capelli disposti in una bobina di serrature intrecciate jata o jatamakuta simbolo di non attaccamento, indicano la condizione ascetica di Shiva, adornati con la falce della mezzaluna allusione al tempo, e da un rivolo d’acqua che rappresenta la Ganga il Gange. Secondo la leggenda, ha portato il fiume Gange a terra dal cielo, dove lei è la Via Lattea, permettendo al fiume di gocciolare attraverso i suoi capelli, rompendo così la sua caduta.

Shiva ha tre occhi, il terzo occhio si pare verticalmente al centro della fronte e simboleggiano il sole, la luna e l fuoco della distruzione e della saggezza. Shiva porta due orecchini uno a forma di makara all’orecchio destro, e uno circolare con un foro al centro, al sinistro simboleggianti la sua sposa Devi che muta di aspetto secondo le manifestazioni di Shiva.

Di solito è vestito di bianco, a volte con fianchi cinti da una pelle di tigre e con la pelle del demone Gajasura sulla spalla. Indossa il cordone sacro, e il suo corpo è ornato di serpenti, simbolo dell’attaccamento al mondo.

Indossa una ghirlanda di bacche rudrakshamala, o una ghirlanda di teschi che esprime l’aspetto terribile  del dio, collegato anche, con la morte e la distruzione.

Le armi e gli emblemi portati nella mani quatto o otto mani impugnano una pelle di daino o antilope rampante mriga, il tridente trishula, un tamburello a mano a forma di clessidra damaru, la conchiglia, il fiore di loto, un bastone o ascia con un teschio parashu. Il cranio/teschio ciotola identifica Shiva come un Kapalika “portatore di teschi” e si riferisce a un periodo in cui tagliò la quinta testa di Brahma. La testa gli si attaccò alla mano fino a raggiungere Varanasi, una città sacra a Shiva. Poi è caduto, e un santuario per la purificazione di tutti i peccati, noto come Kapala-mochana “Il rilascio del teschio”, è stato successivamente stabilito nel luogo in cui è atterrato.

SHIVA NELLA FORMA DI LINGA

Il simbolo più complesso a cui è associato Shiva  e il  lingalingam o lingham. Presente nei templi e nei santuari il linga è un oggetto votivo cilindrico, un fallo simbolo di fertilità o energia divina che si trova nei templi del dio, dove è spesso incorporato in un piatto yoni o versato.

Dopo la morte di Sati, e prima della sua reincarnazione, Shiva era in lutto e si recò nella foresta di Daru per vivere con gli asceti o yogi. Tuttavia, le mogli dei asceti iniziarono presto a interessarsi a Shiva. Nella gelosia, gli asceti prima mandarono una grande antilope e poi una gigantesca tigre contro il dio, ma Shiva li affrontò rapidamente e indossò la pelle di tigre da allora in poi. Gli asceti allora maledirono la virilità di Shiva che, di conseguenza, cadde. Quando il fallo colpì il terreno, iniziarono i terremoti e gli asceti si spaventarono e chiesero perdono. Questo venne concesso da Shiva, ma disse loro di adorare per sempre il fallo come il Linga simbolico.

Già tra i resti delle civiltà dell’indo della civiltà di Harappa (circa 3000-1700 a.C.) sono state rinvenute piccole figure che rappresentano il fallo, come summa energia cosmica.

CONCLUSIONI E MANTRA

La figura di Shiva è così complessa nella sua manifestazione che sicuramente quanto esposto è solo una piccola sintesi per cominciare a capire questa Grande espressione Divina.

Il suo MANTRA OM NAMA SHIVAYA nella religione induista è il mantra dedicato a Shiva e può essere tradotta come “Signore, sia fatta la Tua volontà”, oppure “Mi arrendo a Te, Dio”. È considerato uno dei mantra più completi e potenti.

Questo mantra racchiude in sé il significato della manifestazione; ogni sillaba corrisponde ad uno dei 5 elementi che compongono il mondo fisico.

OM – Il primo suono della manifestazione

NA – Rappresenta l’etere nel quale ci uniamo

MA – Raffigura l’Aria; la mente che opera attraverso l’ego individuale

SHI – Rappresenta il fuoco che dà luce, chiarezza, forza

VA – Raffigura l’acqua, è la vita ma anche le emozioni che devono essere dominate

YA – Rappresenta la terra, la stabilità

Recitare questo mantra significa usare la forza e la potenza di Shiva per distruggere i nostri limiti e permettere alle nostre virtù di manifestarsi in tutto il loro splendore.

FONTI: wikipedia.org – indianepalviaggi.it – yogavitaesalute.it