Gli asana sono le posture yoga, posizioni del corpo che lo rafforzano, ne migliorano l’equilibrio e l’elasticità. Per molti le asana sono il punto di partenza per conoscere lo yoga e poi approfondirne la pratica con pranayama e meditazione.

Cosa significa il termine Asana?

Tra i vari significati, il termine sanscrito asana si traduce come “stare seduti”. Gli asana sono posture statiche, che ricordano elementi della natura, forme geometriche, o oggetti comuni. Si suddividono in posture in piedi e in equilibrio; piegamenti indietro, laterali e in avanti; torsioni; e posture capovolte.

La pratica di yogasana (o sequenza di posture yogiche) è comune a tanti stili e scuole di yoga, ma tipico del ramo dello yoga conosciuto come Hatha Yoga, insieme ad altre tecniche come bandha, mudra, e pranayama.

Quanti Asana esistono?

Secondo le antiche scritture, gli asana, sono 8 milioni e quattrocentomila. I più conosciuti sono una trentina, di diverso livello. Ci sono poi parecchie varianti, modificazioni e preparazioni.

Un’ aspetto curioso è il nome con cui vengono chiamate le posizioni.

Gli antici Rishi, ovvero i saggi, scoprirono i benefici dello yoga imitando i movimenti degli animali e delle piante, ed è per questo che molti dei nomi degli asana riprendono quelli del mondo animale e vegetale: la posizione del gatto, del cane a testa in giù, del coccodrillo, del loto, della palma.

Esauriti gli animali si è passati alle forme geometriche – posizione del triangolo – agli attrezzi agricoli – posizione dell’aratro – e agli oggetti di uso comune – posizione della candela.

Lo yoga inizialmente era tramandato verbalmentee anche se la radice non è cambiata, col passare degli anni e dei Maestri – o Guru – si sono creati molti stili di yoga.

Qualcuno ha continuato ad insegnare secondo la tradizione, rispettando l’origine del nome sanscrito delle posizioni; altri invece hanno utilizzato la creatività personale e, per  facilitare la comprensione di nomi impronunciabili e distanti dalla cultura occidentale, hanno “inventato” o personalizzato la traduzione.

Con il risultato che esistono almeno due o tre modi diversi per eseguire la posizione della mezza luna ad esempio.

Il compito di mettere ordine nel caos spetta, ancora una volta, alla lingua sanscrita; ovvero l’antica lingua della Valle dell’Indo, riconosciuta come lingua ufficiale dello yoga.

Perché pratichiamo gli Asana?

Gli asana si praticano per promuovere una buona salute e rendere il corpo stabile e flessibile, così da prepararlo al pranayama e alla meditazione.

La stessa pratica di yogasana, tuttavia, diventa un atto meditativo in sé nel momento in cui si porta la consapevolezza sull’unione tra il corpo e il respiro.
Per questo, anche quando è fluida, la sequenza di posizioni va eseguita lentamente – sempre che non sia mirata a specifici scopi terapeutici. Pur basandosi sul controllo degli arti e dei muscoli è un lavoro più energetico che muscolare, volto a risvegliare, insieme alle altre tecniche, il potere della kundalini, o energia karmica dormiente.

L’obiettivo ultimo è quello di rallentare i movimenti, allungando il respiro per convogliare il prana (o energia vitale) verso un equilibrio tra forze opposte: allungamento e compressione, stabilizzazione ed estensione, energia potenziale e dinamica.

Quali sono gli effetti?

Per noi occidentali, che siamo abituati a vedere, per credere, la spiegazione ha un tono scientifico:

“Gli asana funzionano perché stimolano la circolazione sanguigna, favorendo l’eliminazione delle tossine. Inoltre, l’utilizzo del respiro, abbinato all’esecuzione delle posizioni, permette una riossigenazione globale, a beneficio di tutto l’organismo.”

Secondo la visione orientale, invece, la pratica delle posizioni funziona perchè favorisce il libero scorrere, all’interno del corpo, del prana, ovvero l’energia vitale. (chi o ki secondo la medicina tradizionale cinese.) Secondo queste teorie, le rigidità del corpo corrispondono a un blocco del prana e ad un conseguente accumulo di tossine. Le tensioni fisiche nel corpo corrispondono a delle tensioni mentali, per questo è necessario liberare l’energia accumulata.

Attraverso la pratica delle posizioni yoga si possono sciogliere le rigidità del corpo, e di conseguenza vengono rimossi anche i blocchi mentali.

Lo scopo dello yoga è quello di risvegliare la Kundalini, ovvero l’energia evolutiva dell’uomo, che si trova nella base della colonna vertebrale. 

La pratica delle posizioni aiuta a risvegliare questa energia, che comincia così il suo percorso verso l’evoluzione risalendo sumshumna nadi, cioè il canale energetico principale, che si trova all’interno della colonna vertebrale.

L’energia sale passando per i vari chakra (7 in totale), cioè i centri energetici responsabili di determinate aree del corpo e della mente, per poi arrivare al compimento del suo percorso illuminando i centri superiori responsabili dell’evoluzione della coscienza umana.

Il respiro e la pratica degli Asana

Quello che differenzia un asana da un semplice esercizio ginnico è proprio l’attenzione al respiro. È infatti il respiro che imposta il movimento e guida la pratica.
In generale, si inspira negli allungamenti e si espira ogni volta che si crea una compressione sull’addome. Tutti gli asana, comunque, possono essere eseguiti senza rischi durante l’espirazione.

La padronanza nell’esecuzione di un asana è indicata dalla qualità del respiro, che deve essere equoprofondo e lento. Nei piegamenti indietro e laterali, o quando è richiesto uno sforzo, il respiro si accorcia – ed è normale. È importante, però, non rimanere mai in apnea durante l’esecuzione di un asana. Si respira sempre dal naso per avere un maggior controllo del flusso respiratorio.

Per capire quanto a lungo devi mantenere la posizione osserva il tuo respiro: la qualità del respiro indica la durata di un asana. Quando si fa corto, è il momento di fermarsi, recuperare e cambiare asana. È comunque importante dare il tempo al corpo di rispondere.
Un praticante riscaldato dovrebbe rimanere nella postura almeno un minuto per risvegliare il corpo strutturale e fisiologico. I principianti, però, non dovrebbero rimanere per più di tre respiri profondi. Si consiglia, magari, di ripetere la stessa postura due o tre volte di seguito.

Non forzare il tuo corpo!

I benefici degli asana non dipendono dalla perfezione della loro esecuzione, quindi è fondamentale che tu capisca i limiti del tuo corpo e che pratichi gli asana con uno spirito di miglioramento, senza forzare le posizioni.

Quando esegui un asana, fai in modo di non sentire fastidi o dolori.

Ciò che dovresti percepire è un piacevole allungamento e stiramento dei muscoli, mai doloroso.

Il segreto per rispettare il nostro punto limite è né troppo, né troppo poco.

Se hai particolari disagi o dolori, adatta la posizione alle tue esigenze e  fai in modo di prediligere asana più semplici o di rilassamento.

Ricordati che non sei obbligato ad eseguire tutte le posizioni che ti vengono proposte durante una lezione, se hai difficoltà a praticarne qualcuna in particolare, chiedi all’insegnante un’alternativa oppure aspetta in una posizione di rilassamento l’istruzione successiva.

Spero che questa piccola introduzione agli Asana ti sia piaciuta. Alla prossima e Namastè!

FONTI: leviedeldharma.it – yoganride.com – shankara.it